Sulle tracce della civiltà dei Nuragici: un viaggio lungo quattromila anni

L’Accademia — Cagliari · Storia della Sardegna · 5 min di lettura


Nel 1974, in un campo vicino a Cabras, in Sardegna, alcuni contadini scavano la terra e trovano dei pezzi di pietra. Non sanno ancora che stanno per portare alla luce una delle scoperte archeologiche più importanti del Novecento: decine di statue alte più di due metri, con volti enormi e occhi rotondi che sembrano guardare ancora oggi chi le osserva. Sono i Giganti di Mont’e Prama, e la loro storia comincia molto prima, con un popolo che gli studiosi chiamano Nuragico.


Un popolo che ha costruito ovunque


Immagina la Sardegna intorno al 1800 a.C. Non esiste ancora Roma, l’Egitto è nel pieno del suo splendore, e su quest’isola vive una civiltà che non assomiglia a nessun’altra del Mediterraneo. I Nuragici prendono il loro nome dai nuraghi, le grandi torri di pietra a forma di cono che ancora oggi puntellano il paesaggio sardo. Ce ne sono circa settemila in tutta l’isola, e nessuno sa con certezza a cosa servissero davvero: fortezze, luoghi di potere, templi, oppure tutte e tre le cose insieme, a seconda del periodo e del villaggio.


Quello che è certo è che i Nuragici non vivevano isolati. Nei loro villaggi si trovano oggetti arrivati da Cipro, dalla Grecia micenea, dal vicino Oriente: la prova che commerciavano con tutto il Mediterraneo, secoli prima che i Greci fondassero le loro prime colonie in Italia.


Il mistero dei Giganti di Mont’e Prama


Torniamo a quel campo vicino a Cabras. Gli scavi, iniziati nel 1974, riportano alla luce circa quattromila frammenti, appartenenti a più di trenta statue: guerrieri con scudo e spada, arcieri, pugilatori con un guantone particolare intorno al pugno. Sono le uniche statue di questo tipo mai trovate in Sardegna, e tra le più antiche sculture umane a grandezza quasi naturale di tutto il Mediterraneo occidentale.

Curiosità

Statue scomparse per tremila anni

I Giganti di Mont’e Prama sono rimasti sepolti per quasi tremila anni, fino a quando alcuni contadini li hanno trovati per caso arando un campo. Da allora sono stati restaurati per decenni, prima di poter essere finalmente esposti al pubblico.


Nessuno sa con certezza perché quelle statue furono seppellite ai bordi della collina, né chi fossero davvero a rappresentare. C’è chi pensa a una distruzione violenta, chi a un crollo naturale dovuto al modo in cui erano state costruite. Il mistero, dopo cinquant’anni di studi, non è ancora completamente risolto — ed è forse proprio per questo che i Giganti continuano ad affascinare chi li guarda.

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Un’eredità che si vede ancora oggi


Oggi puoi vedere alcuni dei Giganti al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, insieme ad altri reperti della civiltà nuragica: bronzetti che raffigurano guerrieri, sacerdotesse, barche e animali, piccoli capolavori che raccontano la vita quotidiana di tremila anni fa meglio di qualsiasi libro di storia.


La lingua parlata dai Nuragici non ci è arrivata: non conosciamo il loro alfabeto, né sappiamo con certezza come suonasse. Ma ci piace immaginare che qualcosa di quel mondo antico resiste ancora oggi, magari nei nomi dei luoghi, o in tradizioni antichissime come il canto a tenore, che ha attraversato secoli di storia arrivando fino a noi quasi immutato.


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