Sant’Efisio: la festa che racconta Cagliari

Noi cagliaritani lo sappiamo bene: il primo maggio è un giorno diverso. Non perché sia un giorno festivo, ma perché la città cambia davvero faccia. Le strade del centro storico si riempiono di costumi tradizionali, carri e rumori di campanacci. E chi è qui per studiare italiano in Italia si trova davanti a qualcosa che nessun manuale sarebbe mai in grado di descrivere abbastanza bene.

Un voto che dura da oltre trecentosettanta anni

Per capire la processione di Sant’Efisio bisogna tornare indietro nel tempo, nel lontano 1652. Cagliari è stata colpita duramente dalla peste. Gli abitanti si rivolgono a Sant’Efisio per essere liberati da questa atroce malattia, soldato romano convertito al Cristianesimo e martirizzato a Nora, a pochi chilometri dalla città. Il voto è chiaro: se il santo fermerà il contagio, ogni anno lo accompagneranno in processione fino al luogo del suo martirio. La peste si ferma, il miracolo si compie. E da allora Cagliari non ha mai mancato di mantenere quella promessa.

Quello che si celebra ogni primo maggio, quindi, non è una rievocazione storica, ma l’adempimento di un impegno preso secoli fa.

“Non è una rievocazione. È una promessa che si rinnova, ogni anno, puntuale come il sole che sorge su Cagliari.”

La partenza dal quartiere Stampace

La processione parte dalla piccola chiesa di Sant’Efisio, nel quartiere Stampace, in via Azuni. È una chiesa raccolta, quasi sobria, e questo contrasto con la grandezza dell’evento che segue colpisce ogni volta anche noi, che la viviamo da anni.

Quando la statua del santo esce dalla chiesa, la folla le si stringe attorno, applaude e grida. Le launeddas, l’antico strumento a fiato sardo, unico al mondo, cominciano a suonare. Per chi viene a studiare italiano in Italia e si trova lì per la prima volta questo è un momento magico.

Poi inizia la processione e Cagliari mostra una delle sue facce più belle. Migliaia di persone in costume tradizionale sfilano per le vie del centro: abiti ricamati, gioielli in filigrana d’oro e d’argento, carri trainati da buoi, le traccas, e cavalieri in sella. Ogni costume rappresenta un paese, una storia, una famiglia. È un archivio vivente della cultura sarda.

Sa torrada: il ritorno del santo

La processione arriva sino a Nora, dove secoli fa Efisio fu martirizzato. Quando la statua abbandona la città, gli vengono cambiati i vestiti. Con i suoi abiti da campagna e i suoi gioielli semplici riprende la strada sino alla piccola chiesetta sulla spiaggia di Nora, dove rimane per quattro giorni, per poi tornare in città, la sera del 4 maggio.

Noi cagliaritani aspettiamo sa torrada, il ritorno, con un’attenzione particolare. Quando la statua rientra in città, l’atmosfera cambia di nuovo. C’è un momento di silenzio prima degli applausi, qualcosa che assomiglia a un respiro collettivo. Per chi non è di qui può sembrare difficile da spiegare, ma chi studia italiano in Italia sa che certe cose si capiscono solo vivendole.

Studiare italiano a Cagliari: imparare dentro la vita della città

Noi de L’Accademia crediamo che studiare italiano in Italia voglia dire esattamente questo: entrare nel ritmo di una città, capirne le storie, partecipare alle sue tradizioni. A Cagliari, l’italiano non si impara solo in aula. Si impara al mercato, per strada, in conversazione con chi questa città la conosce da sempre.

Se il vostro soggiorno coincide con il primo maggio, avrete l’occasione di vivere un’esperienza che va ben oltre la lezione di lingua. E se volete scoprire Cagliari in tutte le stagioni, scriveteci: siamo qui, pronti ad accogliervi.

“Sardus_Italia“