Perché l’italiano è la lingua della lirica

L’Accademia — Cagliari · Lingua e Vocabolario · 5 min di lettura


Immaginati a Vienna, siamo nel 1786. Un giovane compositore austriaco scrive un’opera comica ambientata in Spagna, con personaggi presi da una commedia francese. Eppure, quando l’opera “Le nozze di Figaro” va in scena, tutti cantano in italiano. Quel compositore è Mozart, e non fa niente di strano: per due secoli, in tutta Europa, chi scriveva un’opera scriveva quasi sempre in italiano. Anche se era tedesco. Anche se il pubblico era inglese.


Perché proprio l’italiano? Qui entra in gioco il suono della lingua, più che la sua grammatica. Pensa alle nostre vocali: a, e, i, o, u si pronunciano sempre allo stesso modo, sono chiare, aperte. E non ci sono troppe consonanti difficili da incastrare in una nota lunga. Prova a immaginare un cantante che deve tenere il fiato per cinque secondi su una sola sillaba: con l’italiano è più facile che con altre lingue. Non è un caso se persino Händel, tedesco di nascita e poi cittadino inglese, abbia passato quasi trent’anni a Londra scrivendo opere in italiano, prima di dedicarsi all’inglese.


C’è una storia che raccontiamo spesso ai nostri studenti appassionati di musica, e che piace sempre molto. Lorenzo Da Ponte ha scritto i testi di tre capolavori di Mozart. Poi la sua vita prende una strada che nessuno si aspetterebbe: scappa dai debiti, cambia paese più volte, e finisce a New York. Lì diventa il primo professore di letteratura italiana della Columbia University. L’uomo che aveva scritto alcuni dei versi più cantati al mondo passa gli ultimi anni a insegnare italiano agli americani. Un po’ come facciamo noi, ogni giorno, a Cagliari.


Questa attenzione al suono non è rimasta chiusa nei teatri dell’Ottocento. Ascolta una canzone italiana, una qualsiasi, da Mina a un cantautore di oggi, e sentirai spesso la stessa cosa: frasi musicali lunghe, vocali aperte, parole scelte anche per come suonano. Ti è mai capitato di canticchiare una canzone italiana senza capire tutte le parole, e commuoverti comunque? Ecco, è la stessa sensazione che provava il pubblico di duecento anni fa davanti a un’aria d’opera.

Storie come questa fanno parte di quello che raccontiamo durante i corsi in presenza a Cagliari: non solo grammatica, ma la cultura che sta dietro alla lingua.

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Se vivi a Cagliari, o ci passi anche solo qualche giorno, questa storia ha un piccolo capitolo tutto tuo. L’orchestra del Teatro Lirico nasce nel 1933, ma l’edificio che vedi oggi è più giovane: è stato inaugurato nel 1993, al posto del vecchio Teatro Civico, distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Vale la pena entrarci almeno una volta, magari con una visita guidata, solo per sentire come suona uno spazio pensato apposta per far viaggiare una voce.

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Un piccolo esercizio per te, se ti è capitato di ascoltare un’aria senza capire una parola. Cercane una breve su internet, va benissimo anche solo un minuto e prova a scrivere tre frasi su quello che hai capito. Anche solo dal tono, dalle emozioni, da come cambia la voce. Poi mandacele: ci piace davvero leggerle.

“Sardus_Italia“